di Chantal Lengua
È possibile descrivere la nostra mente? È possibile dare a essa una forma, un colore? Dove si trova, con precisione? All'interno del cervello? Viene da esso "generata"? E che dire dei miliardi di neuroni all'interno delle altre aree del corpo, come l'intestino o il muscolo cardiaco? È quindi "dislocata" su tutto il corpo, e ce la portiamo dietro camminando?
Correnti filosofiche da ogni parte del mondo, in ogni epoca della storia umana, hanno provato a rispondere a domande come queste, cercando di giungere alla chiave della comprensione dell'intelletto umano.
Più recentemente, scienziati cognitivi e neuroscienziati sono entrati nel merito della questione, analizzando come le componenti cerebrali interagiscano tra loro e con il resto del corpo: neuroni, neurotrasmettitori, sinapsi, e così via. Abbiamo sezionato migliaia di cervelli ed esaminato strutture fino all'ordine di poche decine di nanometri (10^-9 metri), i loro funzionamenti e come tutto si organizza per creare quel meraviglioso e complesso mosaico che è la vita.
Tuttavia, ancora non sappiamo rispondere alle domande essenziali della natura umana.
Cos'è la consapevolezza? Come nascono i pensieri? Qual è la natura del sé? È un'entità o un'illusione? Come nascono le intuizioni? Perché percepiamo il tempo in modo soggettivo?
Siamo in grado di descrivere minuziosamente ogni più piccolo movimento di vescicola sinaptica, ma non siamo in grado di capire la big picture. Come sordi, davanti a uno spartito musicale, ben scritto e ben ordinato.
Diverse tradizioni contemplative hanno trovato le loro risposte. Ci sono quelle che si sono rivolte alla creazione di entità superiori, e quelle che hanno invece indicato un cammino, dicendo "Provate da voi, per vedere se così funziona".
Queste, in particolare, indagano direttamente la natura della mente, al fine di liberarsi da quelle condizioni "alterate" rispetto alla sua natura stessa.
Stress, ansia, desiderio ossessivo, frustrazione, noia e altre abituali strutture mentali sono già definite condizioni alterate.
Lo "stato naturale della mente" è caratterizzato dalle tre qualità della beatitudine, della luminosità e della non concettualità. [1]
Questo afferma Alan Wallace in "La Rivoluzione dell'Attenzione", nel solco della tradizione buddhista tibetana del Mahamudra e dello Dzogchen, ma richiamando concetti affini a tante tradizioni diverse. In esse, la nostra mente è paragonata al cielo, e come tale accoglie tutto. Qualunque cosa appaia nella sua immensità non è in realtà ciò che siamo veramente.
Un esempio semplice: usiamo dire frasi come Sono arrabbiato, sono felice, ma non è esatto. Sarebbe più corretto dire che Proviamo rabbia, proviamo felicità. Noi non siamo il contenuto della mente, noi siamo la consapevolezza di quel contenuto.
Questo è un esempio semplice, che riguarda le emozioni, ma si può estendere a qualsiasi stato mentale, a qualsiasi credenza possiamo avere di noi stessi, a qualsiasi ruolo ci siamo cuciti addosso negli anni. Il riconoscimento fondamentale di questo concetto può avvenire a due livelli: teorico, e pratico.
Voi potete leggere questo testo o molti libri simili che trattano della natura della mente come cielo, con pensieri e strutture mentali che la attraversano come fossero nuvole, e questo potrebbe portare a qualche cambiamento, anche importante, nelle vostre vite. Potrebbe alleggerirvi di molti pesi, rendervi persone migliori, migliorare le vostre relazioni con gli altri. Ma non produrrebbe cambiamenti veramente significativi.
Perché non avreste introiettato nel profondo questo tipo di libertà, di saggezza interiore, non l'avreste resa vostra con ogni fibra del vostro essere, tale da rendervi liberi in ogni azione, pensiero, parola e comportamento. Per ottenere uno stato simile, è necessario praticarlo giornalmente, e non serve sedersi sul cuscino da meditazione per farlo. A vari livelli, si può esercitare la presenza mentale in ogni momento, l'accettazione e la non discriminazione delle situazioni esterne e dei propri stati mentali, il non attaccamento, il lasciar andare e il vivere nel qui e ora.
Lasciate che la mente somigli al cielo, che non reagisce mai, qualunque cosa lo attraversi. A nulla impedisce di passare al suo interno, né cerca di trattenere o controllare alcunché. Non mostra di preferire l'arcobaleno alle nuvole o le farfalle agli aeroplani. Qualunque contenuto emerga nel campo della consapevolezza, fatelo fluire, senza distrarvi o aggrapparvici. [2]
Sempre Alan Wallace, dallo stesso libro, con queste righe sintetizza questo concetto cardine non solo della meditazione, ma della vita di tutti noi, o meglio, di chiunque voglia rendersi libero, scoprire il funzionamento di sé e della propria mente, e dimorare nel meraviglioso spettacolo silenzioso dell'esistenza.
[1] Wallace, B. A. (2008). La rivoluzione dell'attenzione: liberare il potere della mente concentrata. Ubaldini.
[2] ibid.